lunedì 23 aprile 2018

Recensione "Il gioco dell'angelo" di Carlos Ruiz Zafón

Buon giorno e buon inizio settimana, come procedono le vostre giornate? È già arrivato il caldo estivo o state ancora in compagnia di cappotti e sciarpe come me? Da noi le temperature si sono leggermente alzate, ma niente di troppo drastico. Nei ritagli di tempo ho avuto modo di terminare finalmente il secondo libro della saga "Il Cimitero dei Libri Dimenticati" di Zafón.


Titolo: Il gioco dell'angelo;
Autore: Carlos Ruiz Zafón;
Editore: Mondadori;
Pagine: 466;
Prezzo: 14,00€;
Genere: Narrativa, Mistero.

TRAMA

Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martin cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l'occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. E proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante, dai cui angoli fanno capolino luoghi e personaggi che i lettori de "L'ombra del vento" hanno già imparato ad amare. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore - scrivere un'opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell'umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria.
Dunque, come ben sapete dalla sidebar destra del blog la mia lettura del momento (a parte Harry Potter e i Doni della Morte) è stata il secondo volume di questa saga, magistralmente scritta da Zafón. Devo ammettere che partendo da un'aspettativa altissima dovuta a quella perla che è "L'ombra del vento" sono rimasta un po' delusa dal fatto che il romanzo mi sia piaciuto un po' meno rispetto al primo. Ciò non toglie che io lo consideri comunque un bel romanzo e che abbia trovato dei punti davvero forti e notevoli. 
Punto estremamente forte è il protagonista, David Martìn, giovane scrittore per una rivista che fa fortuna grazie a un ingaggio con una vera e propria casa editrice sotto il cui contratto scrive, usando uno pseudonimo, una serie di racconti sotto il titolo de "La città dei maledetti". In seguito però a una spiacevole diagnosi decide di scrivere il libro della sua vita, quello che lo consegnerà agli altari della letteratura prima che sia troppo tardi, contemporaneamente scrive anche il romanzo dell'amico Pedro Vidal, ottenendo un successo immenso per quest'ultimo e un insuccesso clamoroso per quello pubblicato con il proprio nome. Sembra essere finita quando il destino lo mette in contatto con il Principale, incontro che cambierà per sempre la sua vita e che lo metterà sulla pista di un mistero sepolto sotto la Barcellona maledetta da lui descritta da ormai degli anni. 
C'è da dire che individuo quasi uno schema negli unici due scritti di Zafón che fino ad ora ho letto: un personaggio misterioso, il Principale ne "Il gioco dell'angelo" e l'uomo dal volto bruciato ne "L'ombra del vento"; uno scrittore maledetto David Martìn nel secondo e Julian Carax nel primo... sebbene certi personaggi assumano alla fine ruoli diversi nei due romanzi, si ricalcano un po' l'uno sull'altro. 
Immenso piacere mi ha fatto incontrare nuovamente la famiglia Sempere, ritroviamo infatti il padre di Daniel, protagonista del primo romanzo, che non è altro che un ragazzo e suo padre (il romanzo infatti assume le avesti di un prequel), qui amico e confidente di David. Conosciamo anche un personaggio che non avevamo mai visto, ma che avevamo sentito nominare: Isabella, la madre di Daniel. 
La storia di per sé scorre bene, misteriosa al punto giusto e piena dei colpi di scena che Zafón sa scrivere magistralmente, però... c'è un però! Questa storia scorre in maniera più lenta rispetto al primo romanzo, cosa che si può spiegare facendo riferimento al fatto che l'autore ci narra la storia di David e che quindi il fatto che il mistero si innesti nella trama in un momento successivo ci possa anche stare, ma devo dire che a me ha un po' infastidito questo faticare ad arrivare al mistero, che a sua volta poi si dipana lentamente nella seconda parte del libro. La cosa davvero buona è che dal momento in cui ci si avvicina alla risoluzione del mistero, verso cui ci guida David, la storia ingrana con un ritmo incalzante che non dà spazio al lasciar perdere... 
C'è un filo di paranormale che non avevamo ancora visto in "L'ombra del vento", cosa che ho davvero apprezzato, che non viene spiegato nel dettaglio e che lascia al lettore il giusto sapore misterioso, con un finale che da uno degli stessi personaggi viene definito come una condanna e una benedizione. 
Mi è piaciuto, molto, anche se il primo romanzo resta per ora il migliore, di certo leggerò anche gli altri perché la Barcellona misteriosa e il Cimitero dei Libri dimenticati sono luoghi che voglio visitare ancora. 





Ecco a voi, avete letto la saga e il romanzo? Cosa ne avete pensato?
Io ho scoperto che con il terzo si ritorna ai vecchi protagonisti e si dovrebbe scoprire la storia di Fermìn, non sto più nella pelle. 
A presto, 

vostra, Cinzia.


Nessun commento:

Posta un commento