lunedì 19 marzo 2018

Recensione "Splendore" di Margaret Mazzantini

Buongiorno a tutti, cari lettori, arrivo quasi senza avveritre con una nuova recensione. Ultimamente ho quasi esclusivamente parlato di telefilm, lo so, perché mi sono immersa nella lettura della saga di Harry Potter che non avevo mai letto (e che non recensirò) quindi non ho letto altri. Poi hanno staccato la corrente per due giorni (ho la saga in ebook, quindi non potevo leggerla) a causa di lavori e ho iniziato a leggere questo... che mi ha ucciso, letteralmente. 


Titolo: Splendore;
Autore: Margaret Mazzantini;
Editore: Mondadori;
Prezzo: 17,00 €;
Pagine: 309;
Genere: Narrativa.

TRAMA

 
"Avremo mai il coraggio di essere noi stessi?" si chiedono i protagonisti di questo romanzo. Due ragazzi, due uomini, due destini. Uno eclettico e inquieto, l'altro sofferto e carnale. Una identità frammentata da ricomporre, come le tessere di un mosaico lanciato nel vuoto. Un legame assoluto che s'impone, violento e creativo, insieme al sollevarsi della propria natura. Un filo d'acciaio teso sul precipizio di una intera esistenza. I due protagonisti si allontanano, crescono geograficamente distanti, stabiliscono nuovi legami, ma il bisogno dell'altro resiste in quel primitivo abbandono che li riporta a se stessi. Nel luogo dove hanno imparato l'amore. Un luogo fragile e virile, tragico come il rifiuto, ambizioso come il desiderio. L'iniziazione sentimentale di Guido e Costantino attraversa le stagioni della vita l'infanzia, l'adolescenza, il ratto dell'età adulta. Mettono a repentaglio tutto, ogni altro affetto, ogni sicurezza conquistata, la stessa incolumità personale. Ogni fase della vita rende più struggente la nostalgia per l'età dello splendore che i due protagonisti, guerrieri con la lancia spezzata, attraversano insieme. Un romanzo che cambia forma come cambia forma l'amore, un viaggio attraverso i molti modi della letteratura, un caleidoscopio di suggestioni che attraversa l'archeologia e la contemporaneità. E alla fine sappiamo che ognuno di noi può essere soltanto quello che è. E che il vero splendore è la nostra singola, sofferta, diversità.
 




Splendore è la storia di Guido e Costantino, anche se più di tutto credo sia la storia di Guido che racconta il loro amore, il loro perdersi e ritrovarsi, i loro cambiamenti. È un pugno allo stomaco, un cumulo di sensazioni contrastanti che accompagnano il lettore durante tutta la scoperta della loro storia. 
Guido è il figlio di una coppia benestante, Costantino il figlio del portiere. Sembrano separati, fin dall'inizio, da una sorta di muro invalicabile che li ha posti in mondi diversi, in situazioni diverse, due punti di vista differenti della stessa storia. 
La loro intera storia è permeata da una malinconia di fondo, anche in quei momenti in cui sembra poter andare tutto bene. C'è questa sensazione di perdita che ci accompagna a ogni nuova scoperta della vita di Guido e Costantino: prima due bambini che appartengono a mondi diversi, poi due adolescenti che si scontrano e si allontanano, ancora dopo due giovani uomini che si scoprono, si vivono, si innamorano. E ancora vent'anni di vuoto, due vite che si perdono, che si rincontrano da adulti e con due vite diverse, due esistenze che hanno costruito senza mai dimenticare quello che hanno davvero vissuto e di nuovo sono lì a rincorrersi, a ritagliarsi un attimo di tempo nelle loro vite che sono posti ad angoli diversi del mondo per potersi vivere di nuovo. 
Crescono entrambi e crescono diversi, Guido che più di tutti sembrava rifiutare la sua natura omosessuale l'accetta in maniera disarmante ad un certo punto della sua vita. Cresce imparando ad amare e scoprendo che riesce ad amare in maniera diversa più persone, ama la moglie, ama la figlia che lei ha, ma ama Costantino in maniera diversa. E come uomo ama solo lui, da sempre e per sempre. 
La vita di Guido è costellata da perdite, da pezzi di vita che pian piano si allontanano e gli lasciano dentro un vuoto che non riesce a colmare se non con quell'amore profondo e atroce verso Costantino, che sembra amarlo ma respingerlo, a volte. Anche lui ha una vita, una famiglia, delle responsabilità e un mondo che è stato più credele di quello che meritava. 
È un concentrato di emozioni, di vita che appare cruda, brutta, sofferta, che li ha uccisi lentamente e che di riflesso uccide il lettore. E la Mazzantini è magistrale nel mettere su carta una poesia che però non appare immobilmente bella ma un po' sporcata dalla crudezza di quelle storie e di quelle parole. 
Io ancora non mi sono ripresa, per dire. 
È un libro che merita, che ho amato, che amerò sempre, che mi ha fatto soffrire come un cane e che mi ha fatto dire: «No, questo non è appena accaduto.»
Leggetelo. Amatelo.




È tutto, anche perché sono ancora sentimentalmente provata da quello che ho letto. Io davvero non ho ancora capito come reagire a questo libro, so solo che ho sofferto perché c'è dolore a secchiate.
A presto, 

vostra, Cinzia.

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