venerdì 17 luglio 2015

Recensione Senza Sangue di Alessandro Baricco

Salve a tutti e perdonate il ritardo con cui mi presento qui con la recensione di Senza Sangue, romanzo di Alessandro Baricco. Non mi è mancato il tempo di leggere in questi giorni, assolutamente; mi è mancato il tempo di scrivere su pc le mie impressioni sui libri che ho letto, anche se queste le ho trascritte con cura in un diario. 
Ma bando alle ciance, signori.


Titolo: Senza Sangue;
Autore: Alessandro Baricco;
Editore: Rizzoli, Collana Biblioteca Universale;
Prezzo: 5,95 €;
Pagine: 112;
Genere: Narrativa;







Trama:

Un imprecisato paese ispanico: un regolamento di conti. Muore un uomo con il figlio. La figlia nascosta in una botola si salva. Tempo dopo una vecchia signora parla con un uomo che vende biglietti della lotteria. Il passato ritorna, ma senza sangue.

Recensione:
Senza Sangue è un viaggio lungo il dolore e la sofferenza.
Protagonista, secondo me, non è Nina che affronta il proprio dolore andando alla ricerca degli aguzzini di suo padre o Tito che per tutta una vita si porta dietro la morte di uomo, ma il dolore stesso che entrambi si portano addosso e che, davanti ad un dolce e tre musicisti, troppi anni dopo, esce fuori.
Si libera dalla gabbia in cui è stato rinchiuso per tanto tempo, per finire tra i silenzi e le parole di Donna Sol e Tito vittima lei e carnefice lui, troppi anni prima, quando Donna Sol era ancora Nina e il suo dramma si è concluso, o è iniziato, a seconda dei punti di vista, sul dorso di un rugantino, quando la stanchezza era diventata tale da lasciare spazio solo al sonno — vittima lui e carnefice lei, cinquant'anni dopo, in un Caffè a chiedere perché tanto accanimento, perché sparare ai bambini, perché toglierle suo padre.

Lei era un fantasma, e lui un uomo la cui vita si era conclusa tanto tempo prima.

E allora si scorge anche il dolore di Tito, il quale ha combattuto una guerra che gli ha portato via la vita, che ha risucchiato tutto, compresa la famiglia di Nina. Un guerra che ha distrutto tutto e ha avuto conseguenze per tutto il resto della vita di quella che poi ha deciso di farsi chiamare Donna Sol.
Cinquant'anni dopo, quando Donna Sol trova Tito, sembrerebbe voler portare a termine la propria vendetta, però poi succede qualcosa, o meglio, qualcosa scatta in Nina e a me piace pensare che lei la sua vendetta sia riuscita a ottenerla senza sangue, mostrandosi a Tito così come lui l'aveva vista quella notte di molti anni prima, in quella botola, stesa di fianco, rannicchiata, con le mani tra le cosce e il respiro regolare.
E così si chiude questo viaggio nel dolore e nella sofferenza, forse, spero, con una speranza di redenzione.

Allora pensò che per quanto la vita sia incomprensibile, probabilmente noi la attraversiamo con l'unico desiderio di ritornare all'inferno che ci ha generati, e di abitarvi al fianco di chi, una volta, da quell'inferno, ci ha salvato. Provò a chiedersi da dove venisse quell'assurda fedeltà all'orrore, ma scoprì di non avere risposte. Capiva solo che nulla è più forte di quell'istinto a tornare dove ci hanno spezzato, e a replicare quell'istante per anni. Solo pensando che chi ci ha salvati una volta lo possa poi fare per sempre. In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo. Ma d'improvviso clemente. E senza sangue.
Spero che questo piccolo romanzo e questa mia altrettanto piccola recensione vi abbia incuriositi, a presto, con le recensioni della Reading Challenge di Who is Charlie,

vostra Cinzia. 


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