domenica 19 luglio 2015

Recensione Oceano Mare - Alessandro Baricco

Buonsalve miei prodi, come procedono questi giorni roventi di Luglio? Da me, al centro della Sicilia, si soffoca, letteralmente; quindi mi muovo come una larva morente alla ricerca di refrigerio.
Ma disagi del caldo a parte, eccomi, finalmente, con la prima recensione della Summer Reading Challenge, indetta dal blog Who is Charlie (cliccando sull'immagine verrete reindirizzati al post di presentazione della challenge).


Il primo libro di cui ho deciso di occuparmi è Oceano Mare, scelto per la categoria: un libro che ti ricorda il mare. 


Titolo: Oceano Mare;
Autore: Alessandro Baricco;
Editore: Feltrinelli, Collana Universale Economica p;
Prezzo: 6,80 €;
Pagine: 212;
Genere: Narrativa;








Trama:

"Oceano mare" racconta del naufragio di una fregata della marina francese, molto tempo fa, in un oceano. Gli uomini a bordo cercheranno di salvarsi su una zattera. Sul mare si incontreranno le vicende di strani personaggi. Come il professore Bartleboom che cerca di stabilire dove finisce il mare, o il pittore Plasson che dipinge solo con acqua marina, e tanti altri individui in cerca di sé, sospesi sul bordo dell'oceano, col destino segnato dal mare. E sul mare si affaccia anche la locanda Almayer, dove le tante storie confluiscono. Usando il mare come metafora esistenziale, Baricco narra dei suoi surreali personaggi, spaziando in vari registri stilistici.

Recensione:

Oceano Mare è un viaggio, da compiere assieme ai personaggi che popolano questo grande racconto. È diviso in tre libri: il primo ambientato alla locanda Almayer, gestita da una bambina di dieci anni, Dira, che quando vuole sa leggere le persone meglio degli adulti, e a volte adulta lo è, quando parla come una donna.
La locanda Almayer sembra un luogo fantastico, in cui i soli adulti che incontriamo sono gli ospiti di questa locanda, con le loro vite che si intrecciano, per il resto troviamo solo bambini, che sembrano avere una marcia in più degli adulti.
Tra gli ospiti abbiamo Bartleboom, che sta scrivendo un saggio sui limiti della natura e ricerca la fine del mare, Plasson, il pittore, che invece per i suoi dipinti ne cerca affannosamente l'inizio, Elisewin che vuole solo guarire dalla strana malattia, che le impedisce di emozionarsi, per vivere, Padre Pluche che accompagna Elisewin e teme l'uomo della settima stanza, che non si è mai fatto vedere e di lui si dice solo che ha paura, Madame Devirià inviata lì dal marito per guarire dall'adulterio, ma che non riesce a dimenticare il suo amante e infine troviamo Adams, che è stato a Timbuktu, che ha gli occhi di un animale, che forse è dottore e forse marinaio, che in quella locanda è intento ad aspettare, non si sa bene cosa.

È una specie di mistero, ma bisogna cercare di capire, lavorando di fantasia, e dimenticando quel che si sa in modo che l'immaginazione possa vagabondare libera, correndo lontano dentro le cose fino a vedere come l'anima non è sempre diamante ma alle volte velo di seta.

Leggendo e immergendosi nelle parole che Baricco intreccia come un tessitore esperto e con cui gioca, si vede come il mare torni sempre, come il mare sia il perno di questo racconto, il vero protagonista: distesa infinita che crea e distrugge, cura e uccide. Unisce le storie di tutti i personaggi, mostrandosi come il balsamo alle loro ferite, in questa prima parte.
La seconda parte del racconto si intitola Il ventre del mare e, come si evince dal titolo, il mare continua a restare protagonista, tuttavia questo racconto sembra sconnesso dal primo, perché narra storie diverse, che solo nella terza parte avranno un senso. 
Se nel primo libro vediamo il mare come il filo conduttore di tutti i personaggi che ci sono stati presentati e delle loro vite che si incrociano nella locanda, in questo secondo vediamo presentarci il mare come spietato, carnefice, un mare che uccide e incute paura alle vittime di un naufragio che diventano anch'esse carnefici perché spaventate. Vediamo il mare che trasforma i malcapitati in nemici l'un l'altro per garantirsi una sopravvivenza che il mare, non sempre clemente, potrebbe non concedere.

La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero e la quarta la notte che viene, nubi sulla luce della luna, buio orrendo, solamente rumori, cioè urla e lamenti e preghiere e bestemmie, e il mare che si alza e comincia a spazzare da ogni parte quel groviglio di corpi — non c'è che tenersi a quel che si può, una corda le travi, il braccio di qualcuno, tutta la notte, dentro l'acqua, sotto l'acqua, ci fosse una luce, una luce qualsiasi, è eterno questo buio e insopportabile il lamento che accompagna ogni istante — ma un attimo, ricordo sotto lo schiaffo di un'onda improvvisa, muro d'acqua, ricordo, improvviso, il silenzio, un silenzio agghiacciante, un istante, e io che urlo, che urlo.

Riusciamo a vedere l'uomo farsi animale, farsi carnefice, farsi spietato, arrivare laddove un uomo non dovrebbe mai arrivare.

Il mare. Sembrava uno spettatore perfino silenzioso, perfino complice. Sembrava cornice, scenario, fondale. Ora lo guardo e capisco: il mare era tutto.

Nella terza parte, di cui starò qui a parlarvi poco altrimenti vi tolgo il bello della lettura, troviamo i destini dei nostri personaggi e comprendiamo alla fine come il mare sia rimasto con loro, li abbia cambiati e, a volte, salvati.
Vi lascio solo una citazione di questo pezzo che mi ha rapito il cuore.

Nelle terre di Crewall non smetterebbero mai di raccontare questa storia. Se solo la conoscessero. Non smetterebbero. Ognuno a modo suo. Ma tutti continuerebbero a raccontare di quei due e di un'intera notte passata a restituirsi la vita, l'un l'altra, con le labbra e con le mani, una ragazzina che non ha mai visto nulla e un uomo che ha visto troppo, uno dentro l'altra — ogni palmo di pelle è un viaggio, di scoperta, di ritorno — nella bocca di Adams a sentire il sapore del mondo, sul seno di Elisewin a dimenticarlo — nel grembo di quella notte stravolta, nera burrasca, lapilli di schiuma nel buio, onde come cataste frenate, rumore, sonore folate, furiose di suono e velocità,lanciate sul pelo del mare, nei nervi del mondo, oceano mare, colosso che gronda, stravolto.

Io sono una fan di Baricco, una di quelle che ama qualunque cosa scriva perché lui è Baricco, tuttavia devo ammettere che ci sono delle differenze tra i suoi romanzi, ci sono romanzi e poi ci sono robe come Oceano Mare, in cui lo si vede il modo in cui Baricco gioca con le parole, è un giocoliere lui, intreccia e districa parole a suo piacimento, spezza continuamente i pensieri attraverso la punteggiatura, facendo tenere il fiato sospeso. Vi lascio l'ultimissima citazione:

Facevano delle cose, le donne, alle volte, che c'è da rimanere secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere la leggerezza che hanno loro, alle volte. Son leggere dentro. Dentro.
Spero che la recensione sia stata interessante, consiglio vivamente questo questa lettura, a presto con le altre recensioni della challenge e con l'iniziativa in cui sono stata taggata da Ink World Rip or ship book tag. Alla prossima, 
vostra Cinzia.

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