mercoledì 20 agosto 2014

Recensione Novecento – Alessandro Baricco

Buongiorno a tutti, lettori; da brava lettrice quale sono ho pensato "con cos'altro potrei cominciare a riempire questo blog, se non con il libro che più mi ha rapito in assoluto?"
Eccomi dunque a parlare di Novecento.






Titolo: Novecento;
Autore: Alessandro Baricco;
Editore: Feltrinelli, Collana Universale Economica;
Prezzo: 5.00 €;
Pagine: 62;
Genere: Teatro;





Trama:

Il libro racchiude la storia, raccontata dall'amico suonatore di tromba, sotto forma di monologo di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, pianista sul transatlantico Virginian. Abbandonato sulla nave da emigranti, viene allevato da uno dei macchinisti. I suoi elementi naturali diventano il transatlantico, il mare e la musica. Non è mai sceso a terra e vive ed esiste solo sul Virginian, dove presto diventa un pianista di successo. Anche se non ha mai visto mare e porti, viaggia moltissimo, con la fantasia, carpendo notizie dai passeggeri che incontra. A trentadue anni decide di scendere a terra, ma all'ultimo momento Novecento ci ripensa e corre a rifugiarsi nell'antro della nave.

Recensione (se così si può definire):



Dunque, partiamo dal presupposto che Novecento non nasce come romanzo, ma come sceneggiatura teatrale per Eugenio Allegri, con la regia di Gabriele Vacis, in seguito venne pubblicato come romanzo, sebbene la forma non avesse subito grandi modifiche. Dal monologo teatrale venne tratto anche un film: "La leggenda del pianista sull'oceano", che ha visto come regista Tornatore e come protagonisti Tim Roth, nei panni di Novecento, e Pruitt Tylor Vince in quelli di Max Toney.

Come avete potuto intuire dalla piccola trama, la narrazione avviene per bocca di Max Toney, migliore amico di Novecento, il quale racconta – in seguito alla notizia della futura distruzione del Virginian – la storia di Novecento e di come la loro amicizia fosse nata.

Così racconta di come Danny Boodman T. D. Lemon Novecento fosse stato abbandonato sul pianoforte della prima classe e di come tutti quelli che fossero impiegati su quella nave cominciarono a prendersi cura di quel piccolino, in seguito si scoprirà il suo talento per il pianoforte --talento che lo porterà ad essere conosciuto, anche sulla terraferma-- come uno tra i più grandi pianisti in circolazione. Novecento, che al termine della storia ha più di trent'anni, non scenderà mai dalla nave, resterà sempre lì sopra, considerando la nave e il mare come la propria casa.

Questo monologo, a tratti divertente e a tratti malinconici, viene spesso considerato come uno tra i lavori che più rappresentano l'autore per quanto riguarda lo stile narrativo; Novecento rappresenta, a mio parere, l'apoteosi del linguaggio quotidiano e parlato, una narrazione semplice nel linguaggio, come un flusso di pensieri che, per bocca di Max Toney, escono fuori nel più semplice dei modi. Per ciò che mi riguarda, l'ho considerato più complesso per i molteplici spunti di riflessione che lancia.

Non ho mai trovato in così poche pagine così tanti pensieri, così tante riflessioni, elaborate in maniera semplice e magistrale.

Novecento è una storia, considerata da me, un po' da sogno; nel protagonista si può trovare un'ingenuità frutto di quel suo vivere sempre sulla nave. È privo di malizia e per questo vede il mondo in maniera del tutto nuova e diversa.


Sapeva ascoltare, e sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso.

Questa è una delle citazioni che più mi hanno colpito, oltre a possedere qualcosa che a me risulta poetico, una poesia fuori dai comuni canoni, sintetizza efficacemente la personalità di Novecento; si parla di un individuo ingenuo, privo di malizia, rinchiuso in una bolla, che è il Virginian, e dalla quale si rifiuta di scendere, ma non è stupido. È un idealista, un sognatore, una persona piena di idee, rivoluzionario nel suo piccolo – si ribella al comandante della nave, fa un po' quel che vuole –. Non conosce la cattiveria, la malignità. 
È un uomo puro, forse un po' codardo quando sceglie di non scendere per andare sulla terraferma, ma la medesima scelta lo fa apparire pazzamente coraggioso alla fine. Possiede una sua logica che gli permette di intendere il mondo e le persone che lo abitano in maniera diversa.

Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto.

E ha ragione, si fa fautore di una filosofia priva di cattiveria, una linea di principio che vede solo il bene, in cui tutto è semplice, finito e lineare.
Accanto a lui, come già precedentemente detto, si trova Max Toney, trombettista della band, migliore amico di Novecento. Possiamo considerarlo un po' il suo grillo parlante, anche se un grillo parlante al contrario. Max rappresenta quella razionalità comune del mondo che si incontra in qualche modo con i pensieri di Novecento e lui lo cambia. Max afferma che ha perso tutto, in un certo momento del racconto, ma l'unica cosa che ha tenuto ben chiaro e con sé è la storia di Novecento e l'amicizia che lui gli aveva regalato. Novecento è una storia unica. Sul serio, non ho mai trovato una storia che per originalità e stile possa essere paragonata a questa. Le parole si incastrano dentro, rivoluzionano un po' il mondo che ci circonda, fanno un po' sognare e un po' soffrire, e alla fine sorridere.

Novecento è una storia di vita, forse surreale, siete legittimati a fare un pensiero simile, ma comunque una storia di vita meravigliosa. È una storia di amicizia e passione, di sogni anche e scelte, non importa se belle o brutte. È una storia da brividi lungo la spina dorsale e da lacrime trattenute alla fine. Ho amato questa storia, perché mi ha dato la conferma che l'amicizia non sfuma anche se a chilometri e anni luce di distanza, me lo ha dimostrato Max alla fine.

Non so bene cos'altro dire, mi sembra di aver detto tutto e di non avere detto niente allo stesso tempo, posso consigliarvi vivamente queste sessantadue pagine, saranno meravigliose, ve lo assicuro. Di seguito vi lascio, come chicca, la locandina del film, anche quella visione sarà tempo ben speso, ve lo assicuro.

Spero di non avervi annoiato.

Vostra, Cinzia.

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